Racconto “Salvatore”

[basato su persone realmente accadute]

Salvatore aveva varcato le porte dell’Università degli Studi di Napoli all’età di diciotto anni. Essendo stato un bambino precoce aveva saltato la prima elementare, e questo in facoltà lo faceva apparire lievemente più giovane dei suoi coetanei. Al Liceo aveva avuto due grandi amori. Uno era la birra dell’Eurospin, della quale fruiva tutti i giorni che a scuola c’era educazione fisica. Non riteneva necessario partecipare a quelle lezioni che formavano la vile carne, che è anche debole, e quindi le saltava a piè pari per andare invece al vicino supermercato a procacciarsi il prezioso nettare. È superfluo dire che sembrava nettare solo a lui, in quanto alla maggioranza delle persone normali appariva più come piscio di cane scaldato al sole.L’altro amore di Salvatore era la filosofia. Quante volte in classe i suoi compagni lo avevano fraternamente chiamato a vedere una cosa con loro, dicendogli “Salvató puos chillu sfaccimm e libbr e vien a guarda e femmen annure cu nuje”.Ma egli si era sempre rifiutato, preferendo continuare a leggere il pensiero di Hobbes e Kant.

A quel tempo il giovane Salvatore era già impegnato politicamente, con una fede politica ben strutturata, che portava spesso ad entrare nei guai con i suoi compagni extracomunitari.Salvatore era infatti di estrema destra, cosa che gli causava molti problemi con un folto numero di persone, ma questo non lo impensieriva più di tanto.Era sempre stato un idealista, fin da bambino. Era lui che difendeva i ragazzi più piccoli dalle angherie di quelli più grandi, che “manco a farlo apposta”, come diceva lui, erano sempre extracomunitari. Da qui il suo atavico odio per il diverso.Ma fu durante una lettura in classe, mentre i suoi compagni lo invitavano a lasciar perdere e concentrarsi su altro, che ebbe l’illuminazione.

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Racconto “La Guardia Giurata”

“Era una notte buia e tempestosa”.
Francesco era una persona ridicola, ma non si rendeva conto nemmeno di questo. Se perlomeno si fosse reso conto che era ridicolo, sicuramente avrebbe fatto qualcosa per migliorare.
Ma no. Non si rendeva conto assolutamente di niente, e continuava a parlare così, per luoghi comuni. Con una voce sempre agitata, come se qualcuno lo avesse appena contraddetto su una questione che gli stava a cuore.
Proseguì.
“Era una notte buia e tempestosa, quando dalla bruma vidi uscire due uomini con un passamontagna in testa”.
Era già pessimo l’incipit, e la storia non proseguiva in maniera migliore. Il suo interlocutore al pub lo guardava con disinteresse. Lui stava bevendo un Gin Tonic, Francesco una raffinata birra artigianale che sapeva di piscio ed aceto. Ovviamente ai palati che non la sapevano apprezzare, non al suo.
“Si sono avvicinati, ma non mi hanno visto. Io mi sono nascosto”.
Francesco era alto un metro e settanta, ed aveva i capelli grigi probabilmente da quando aveva sedici anni. Tutta la sua figura dava l’impressione di un uomo di cinquant’anni, da sempre. Era lievemente ingobbito dalla mancanza di attività fisica, con una pancetta malaticcia e prominente, due braccia prive di muscoli, le dita bianche, scheletriche nervose. Senza culo.
Mai avuto una donna. Una volta si era persino vantato di non aver mai visto un film porno. Tutti quelli intorno a lui avevano commentato con “ah” e “mmmh mmmh”.
Le sue battute sembravano sempre dettate dal nervosismo. Pessima cosa quando fai delle battute, il nervosismo. La parte più dolorosa è che sei il primo a provare imbarazzo per quello che hai detto, anche se è divertente.

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Racconto “La Ricerca”

“Ci devo pensare”.

Questo rispose Gianni ad Andrea quando lui gli chiese il fumo a credito. “Ma come, ci conosciamo da 15 anni!” – si lamentò.

“Non mi interessa, io non mischio mai gli affari con l’amicizia. sono un professionista serio.”

“Gianni porco il cazzo, è un decino di fumo, non mezzo chilo di bamba!”-ma non cl fu niente da fare-.

Andrea aveva esplorato tutte le possibilità per incentiva­ re l’emisfero creativo del suo cervello a produrre qualcosa, ma niente. Era andato a camminare. Era andato a giocare a tennis. Nei locali. Aveva bevuto.

Aveva telefonato ad un amico. Pure ad un parente. Niente.

Andrea era il creativo di una grossa azienda che vendeva bombole di Butano. Ogni settimana doveva po­ durre un racconto con protagonista Bombo, la bombola  di butano mascotte dell’azienda.

Solo che ultimamente le idee, per dirla con un eufemismo, scarseggiavano. “Che stracazzo gli vuoi far fare ad una minchia di bombola di butano porco il clero?”

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Partecipazione mostra Land-Escape in collaborazione con Chiara Gini

Dal 23 Luglio a Peccioli (Pisa) in via Lambercione sarò presente con alcuni miei versi accompagnati dalle fotografie di Chiara Gini (www.chiaragini.it) nell’ambito della mostra Land-Escape.

Le poesie saranno tratte dal mio prossimo libro “Il Calibano ed altri frammenti“, del quale dovreste poter trovare qualche estratto in giro per il sito.

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La vera storia di Tobias Moretti – racconto


Premessa. Eravamo in un bar con un’amica, in tv c’era “Il Commissario Rex”. Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se in realtà l’attore avesse un profondo odio verso i cani. E poi ho scritto questo.


Espirò il fumo di quella fetente Gauloises verso il soffitto, che produsse una piccola nube con la forma di un’esplosione. Gli occhi, stanchi e riflessivi, fissavano il vuoto da una testa china.
Tobias Moretti, in arte Richard Moser. Questo era il suo nome, o i suoni nomi per meglio dire.

“Io li ho sempre odiati i pastori tedeschi”, irruppe rompendo il silenzio acre delle sigarette senza filtro.
“Sempre…quando ero piccolo vivevamo in una villetta al limite della foresta nera… I miei genitori erano immigrati italiani, venuti dal sud per trovare condizioni migliori. Mio padre lavorava in una fabbrica della BMW, mia madre in una di scarpe. Non avevano molto tempo per me, ma mi hanno sempre trattato con gentilezza.
Ricordo… ero a giocare in giardino, era domenica… Mio padre stava tagliando la siepe, e mia madre stendeva i panni… Io armeggiavo con una piccola ruspa che mi avevano regalato da poco. Il cancello era aperto, e sentimmo un cane abbaiare. Io guardai in quella direzione, perché di lì non passava mai nessuno ed i nostri unici vicini non avevano cani.
Da lì a poco entro’ un pastore tedesco. Era sporco, sembrava che lo avessero investito. Sentivo il suo odore arrivare fino a me. Mio padre, sempre gentile, si avvicinò a lui con cautela. Tese la mano. “Come va cucciolone, tutto bene?”.
Non so cosa avesse quella bestia, ma improvvisamente scattò, ed approfittò della figura protesa di mio padre per azzannarlo in faccia. In una frazione di secondo il volto di mio padre diventò una maschera di sangue.

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28/04/2021

Quando cammino per strada
a volte alzo gli occhi
al cielo striato della sera
e mi sembra una fortuna
che il cielo sia ancora così bello
che il fiume sotto così limpido
che l’aria della primavera
abbia un odore così intenso
e penso
che tutto questo
potrebbe sparire in un secondo
ma io invece
sono ancora così fortunato.

I commenti adesso funzionano di nuovo.

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29 Marzo su Fangoradio.com spoken word di Luca Gini e musica di Polvere

Lunedì 29 marzo alle ore 18;00 andrà in onda su www.fangoradio.com lo spoken word registrato con Polvere (https://www.facebook.com/pulvisdogma), progetto solista di chitarra e pedaliere.

Leggerò estratti dal mio libro di poesia inedito, “Il Calibano ed altri Frammenti”. Il risultato ci è parso molto interessante e spero vi piaccia.

Qui trovate un estratto.

È possibile ascoltare lo streaming direttamente dal sito o da questo player.

Per chiunque se lo perderà, la replica sarà disponibile qui

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