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Anthony Burgess – Il Dottore è Ammalato – Estratto


Anthony Burgess è stato un autore estremamente prolifico. Scrittore, critico letterario, glottoteta, compositore, librettista, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, giornalista, saggista, traduttore ed educatore, Burgess era un uomo dalle spiccate doti creative, oltre ad essere uno degli autori inglese più importanti del XX secolo.

Tratto fondamentale della sua opera è l’applicazione delle sue conoscenze linguistiche ai fini letterari. Come spesso si può notare in romanzi come Arancia Meccanica od il presente “Il Dottore è Ammalato”, egli soleva non solo trasporre gli stati d’animo dei suoi personaggi, ma ogni loro minima inflessione gergale, dialettale, linguistica.

Spesso i personaggi burgessiani parlano una lingua a sè. Il criminale Alex di Arancia Meccanica, o Harry Stone, l’ebreo che compare tra gli altri in questo breve estratto ne sono un esempio.

Il seguente è un brano tratto da “Il Dottore è Ammalato“, racconto in parte autobiografico dove il protagonista, nel tentativo di fuggire da un’ospedale dove doveva operarsi per un tumore al cervello, finisce in avventure strane e piuttosto rocambolesche. Qui vediamo il dottor Edwin Spindrift che si ritrova, testa rapata in vista dell’ormai evitato intervento, ad un concorso per uomini calvi. Interessante è il suo discorso di premiazione, che qui riporto per intero, dove il buon Spindrift ( che altro non è che un alter ego dello stesso Burgess ) si scaglia contro i programmi di intrattenimento moderni.

«Sia lode orbene alla presenza del vostro e mio diletto bene, se il ciel ci sorridesse, ossia. RAYNE WATERS» annunciò. L’uditorio andò in delirio. Rayne Waters baciò la calvizie di Edwin, poi lo prese a braccetto. Fra le dita affusolate ungulate di scarlatto Edwin le scorse un assegno: per un importo di dieci sterline appena. Ma non avevano i gemelli Stone ribadito senz’altro trattarsi di cento? Rayne Waters parlò con accento angloamericano, astutamente inteso a non recare oltraggio ai fratelli d’oltreatlantico.

«Questo dovrebb’essere per te davvero un gran momento» gli disse. Edwin era certo d’aver visto fra le quinte uomini in divisa, rappresentanti delle istituzioni cui non era possibile opporre resistenza.

«Non proprio» rispose Edwin. «Ho vissuto momenti più grandi, molto più grandi. Anzi, provo in verità una certa qual vergogna ad aver preso parte a tutto ciò. Quanto mai tipico esempio, nevvero, di quel che al giorno d’oggi si gabella per spettacolo. Volgarità venata di crudeltà e con magari una spruzzatina di erotismo perverso. Insulse bottegaie sublimate al rango d’Elene di Troia. Grotteschi cicisbeoti che tentano di far gli spiritosi. Ottusi ragazzini urlanti. Adulti a corto di comprendonio. Ecco qua dunque ciò che mi sento d’esprimere al grandioso pubblico dei telespettatori.» Si sporse e spiattellò in pieno microfono una parola volgare, crudele, erotica [ N.D.R. : fuck ]. Fatto così scalpore e passato alla storia, Edwin si precipitò verso le quinte alla sua destra ove ovviamente trovò uomini robusti agli ordini del dottor Railton pronti a impadronirsi di lui. Fra le quinte dirimpetto i gemelli Stone cercavano invano di tener testa ad altri sbirri brutali. «Me sa che te tocca sartà, maiala» disse Harry Stone. «Ma prima ritamme qvei fotuti cazzoni.» Edwin tornò di gran carriera in scena, spiccò un balzo oltre le luci della ribalta e atterrò sulla piattaforma idraulica dell’orchestrina in un rovinio di leggìi tintinnanti e spartiti svolazzanti cui tenne bordone un lugubre accordo esalato da una fisarmonica scombussolata. Egli saltò quinci fra gli astanti, mentre alle sue spalle si levavano grida incollerite e latrati canini

 

— Anthony Burgess, Il Dottore è Ammalato

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