Cappuccetto Rosso Nike


“… E quindi mi raccomando, portali a Nonna, che sennò finisce male”.
Nonna stava nel quartiere degli immigrati dall’altra parte della città, e la cosa poteva non essere facile.
Era tutto nascosto nell’imbottitura dello zaino. Sudava, un po’ per il passo veloce, un po’ perché andare in giro in tardo pomeriggio con quasi un chilo di panetti di hashish le dava da pensare.

Quando aveva accettato di fare da corriere aveva undici anni, adesso ne aveva tredici e voleva smettere prima possibile.
Non le piaceva quel lavoro, ma le piacevano i soldi. Per esempio i soldi per la felpa rossa della Nike con cappuccio venivano da lì.
Ci si strinse, mentre cominciava a tirare un vento freddo, invernale. Iniziava a fare buio in città.

Nonna non era la sua vera nonna. Con ogni probabilità non era la nonna di nessuno. Quello che sapeva di per certo è che faceva le storie.
Prendi la roba da quello, la rivendi a quell’altro… quel tipo di storie.

Nonna non stava bene. Era diventata smunta, magra da far paura, bianca allampanata. Forse fumava troppa ero. Il problema principale era che non poteva passare a prendere il fumo da sola, e quindi qualcuno glielo doveva portare.
E qui entrava in gioco Cappuccetto Rosso, come era stata soprannominata di recente.

Quello che la preoccupava maggiormente erano gli sbirri, che quel giorno erano a qualsiasi angolo della città. C’era la partita.
Ma forse non avrebbero fatto caso a lei, alla fine non erano lì per quello.

Prese strade secondarie perché non si fidava delle principali. Si accorse di aver fame, proprio mentre passava davanti ad un kebabbaro. Decise di entrare.

Vide un tizio appollaiato su uno sgabello, che non appena lei entrò, la salutò.
“Ciao Cappuccetto”, disse lui
“Chi sei?”
“Ma non mi riconosci? Sono Lupo.”

Lupo doveva essere il destinatario originale della consegna, ma per tutta una serie di scambi di favori non era andata così. Probabilmente lui se l’era presa, ma Cappuccetto lo considerava tutto sommato un coglione, e quindi non un problema.

“Dove vai?”, chiese Lupo
Cappuccetto si avvicinò lentamente, ed a voce bassa gli disse “da Nonna”.
“Ah, ok. Beh, buona fortuna. Io vado, ci si vede. Stai attenta agli sbirri”, la avvertì a bassa voce.

Cappuccetto prese un kebab pomodori insalata patatine, e ripartì.

Mangiava camminando. Quel rotolo pieno di carne la riscaldava, ed in poco tempo arrivò davanti al palazzo di Nonna.
Prese un ascensore scalcinato e troppo piccolo, e salì su.
Bussò alla porta, e la porta si aprì da sola.

Cappuccetto vide Nonna di spalle, stravaccata sulla poltrona.
“ Nonna, che botta grande che c’hai …”, disse Cappuccetto.
Per risposta sentì solo un grugnito.

Si sentì afferrare, e si ritrovò con una mano sulla bocca, mentre un braccio le bloccava le spalle.
Non aveva nemmeno fatto in tempo ad urlare.

Nonna ora era caduta in terra, in posa scomposta, ed una pozza di sangue si stava allargando sotto di lei.
“Allora troietta, dov’è il fumo?”, sibilò Lupo a Cappuccetto.

Cappuccetto indicò lo zaino dietro di sé.
Vide che Nonna si muoveva ancora, lentamente, e cercava di strisciare da qualche parte.
Lupo la strattonò verso Nonna, alla quale tirò un calcio. Nonna smise di strisciare.
“Non dovevate prendermi per il culo”, disse Lupo
Cappuccetto pensò “Eccoci, fine della storia.”

Mario Cacciatore stava tornando dalla partita dopo una dura giornata di lavoro. C’erano stati dei disordini e dei lanci di mele con ficcate dentro delle lame di rasoio, probabilmente non per gesto di fratellanza tra le tifoserie.
Passò di fronte all’appartamento di nonna e vide la porta stranamente socchiusa.
Lui sospettava che la sua vicina si fumasse tutta una serie di cose non propriamente legali, ma non aveva prove, ed inoltre aveva deciso di lasciar correre per quieto vivere.
Passando però non riuscì a non dare un occhio dentro, e vide la scena.

Aveva ancora i vestiti da agente, e quindi fece irruzione nell’appartamento e sparò in testa a Lupo.
Quando arrivò l’ambulanza la nonna, che non era nuova ad essere in fin di vita, sebbene per altri motivi, fu caricata su e portata in ospedale d’urgenza.

Cappuccetto rosso, dopo un breve dialogo con Cacciatore, confessò tutto. In seguito se la cavò con pochi mesi di riformatorio.

Morale della favola: se vai in giro con un chilo di hashish, e lo fai pure intendere in giro, sei un’imbecille. Soprattutto se ti fermi a mangiare il kebab.

E vissero tutti felici e contenti, esclusi la Nonna, che morì di overdose tre mesi dopo, Lupo, che era già morto, e Cappuccetto, che si ritrovò con la fedina penale sporca a 13 anni.
Cacciatore fu accoltellato durante un derby, ma molti anni dopo, ma non morì, gli andò bene e rimase in sedia a rotelle.

 

— LG

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