Joseph Conrad

Estratto di Heart of Darkness – Cuore di Tenebra


Heart of Darkness è il capolavoro dello scrittore di origini polacche Joseph Conrad.

E’ estremamente complesso fornire anche solo un breve riassunto di un’opera come questa. L’autore a mio parere vuole porci dinnanzi a quella che è l’oscurità: percettiva, morale, umana.

Percettiva perchè questo romanzo breve si svolge perlopiù all’interno della foresta nera africana.
Morale perchè il personaggio cardine, Kurtz, è totalmente privo di essa ( o quantomeno ne ha una propria, ma molto contorta ).
Umana in quanto la foresta rappresenta la fine della civiltà, e con essa i valori che fanno di un uomo un uomo, e lo differenziano da una bestia.

kurtz apocalypse now

Kurtz nel film “Apocalypse now!”, ottima trasposizione del libro

Qualsiasi prefazione sarebbe però sminuente nei confronti di un lavoro che, scritto in una prosa che difficilmente permette paragoni, può trasmettere tutto il suo potere evocativo solo riportandolo parola per parola.

La traduzione italiana perde, per forza di cose, un po’ dell’incredibile forza dell’originale, in inglese. Ricordo per correttezza di cronaca che l’inglese era la terza lingua di Conrad ( e se era capace di scrivere questo nella sua terza lingua, non oso pensare di cosa sarebbe stato capace nella prima).

Finisce qui questa breve ( e sicuramente insufficiente ) introduzione ad uno degli ultimi passi di questo incredibile romanzo breve.

Pensavo che il ricordo di Kurtz fosse uguale a tutti i ricordi degli altri morti che si accumulano nella vita di ogni uomo, una vaga impronta tracciata sulla memoria da ombre che l’hanno lasciata nel loro rapido passaggio estremo; ma davanti all’imponente portone massiccio, fra le alte case di una strada tranquilla e decorosa come il viale ben tenuto di un cimitero, ebbi una visione di lui sulla barella, che apriva voracemente la bocca, quasi volesse divorare la terra e l’umanità tutte intere. Sorse lì davanti a me, vivo come non lo era mai stato, ombra insaziabile di magnifiche apparenze, di spaventose realtà, ombra più tenebrosa dell’ombra della notte, avvolta nelle nobili pieghe di una sfarzosa eloquenza. La visione sembrò entrare in casa con me – la barella, i portatori fantasma, la folla selvaggia dei suoi soggiogati adoratori, l’oscurità della foresta, lo scintillio del fiume fra le anse annebbiate, il rullio del tamburo,regolare e velato come il battito di un cuore – il cuore di una tenebra vittoriosa. Fu un momento di trionfo per la selva selvaggia, un’incursione invadente e vendicativa che a me sembrava di dover respingere da solo per la salvezza di un’altra anima. E il ricordo di quello che gli avevo sentito dire laggiù, mentre le forme cornate si muovevano dietro di me, nel bagliore dei fuochi, dentro ai boschi pazienti, quelle frasi spezzate risuonarono in me, in tutta la loro sinistra e terrificante semplicità. Ricordai la sua abietta insistenza, le abiette minacce, l’ampiezza smisurata dei suoi bassi desideri, la meschinità, il tormento, l’angoscia della sua anima in tempesta. E poi mi parve di vedere la sua aria languida e posata del giorno in cui mi aveva detto: “Tutto questo avorio in realtà appartiene solo a me. La Compagnia non ha pagato per averlo. L’ho raccolto io, con grandissimo rischio personale. Temo però che tenteranno di rivendicarne la proprietà. Uhm. È un caso delicato. Cosa pensa che dovrei fare? Oppormi, eh? Io non chiedo che giustizia.”… Non chiedeva che giustizia, nient’altro che giustizia.

— Joseph Conrad

Condividi suShare on FacebookShare on Google+Tweet about this on Twitter

0

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

captcha

Please enter the CAPTCHA text