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Louis-Ferdinand Cèline, “Il Dottor Semmelweis” – estratto


Louis-Ferdinand Cèline è stato un dottore in medicina ed un scrittore francese. Conseguì la laurea  dopo aver partecipato alla prima guerra mondiale da volontario, essere stato ricoverato in un’ospedale psichiatrico, aver lavorato in una compagnia commerciale nell’Africa nera, esser stato in America nella catena di montaggio Ford ed infine esser stato mantenuto da una prostituta prima di tornare in patria, in Francia.

Quello che segue è un estratto della sua tesi di laurea in medicina, “Semmelweis (1818-1865)”, che parla della vita e le opere del medico ungherese Ignác Fülöp Semmelweis.

Semmelweis fu l’inventore dell’asepsi, la pratica di sterilizzare le mani prima di eseguire un intervento chirurgico. All’epoca di Semmelweis era usanza eseguire autopsie e immediatamente dopo, senza nessun tipo di pulizia, aiutare donne a partorire.
Questo causava la febbre puerperale, che in alcuni casi estremi provocava la morte dell’ottanta percento delle partorienti.

Ignaz Semmelweis

Ignaz Semmelweis

Semmelweis intuì, attraverso il metodo scientifico e analizzando i dati in suo possesso, che tali morti potevano essere causate dalle condizioni igieniche nelle quali i dottori operavano.

Il suo pensiero, rivoluzionario per l’epoca, non gli portò che guai. Schernito e bistrattato da tutta la comunità scientifica, trascorse gli ultimi giorni della sua vita da folle, infettandosi volontariamente con le membra di un cadavere, forse per dimostrare la sua tesi, e morendo nel dolore e nella follia.

Da qui le parole di Cèline:

Niente è gratuito in questo basso mondo. Tutto si espia; il bene, come il male, si paga prima o poi. Il bene è molto più caro, per forza.

Quello che segue è un estratto della prima parte della tesi di Celine, che parla della situazione storica immediatamente precedente alla nascita si Semmelweis.

Da queste poche righe si può evincere la straordinaria capacità di linguaggio di Cèline, lirico e cinico al contempo, sublime e concitato.

Qui un Cèline sempre molto realista, ma tuttavia più positivo verso la vita che in futuro, introduce la sua tesi di laurea:

Mirabeau gridava così forte che Versailles ebbe paura. Dalla caduta dell’impero romano, mai simile tempesta si era abbattuta sugli uomini, le passioni a ondate spaventose s’innalzavano sino al cielo. La forza e l’entusiasmo di venti popoli sorgevano dall’Europa sventrandola. Dappertutto non c’erano che sommovimenti, di esseri e di cose. Qua, tormente di interessi, di vergogne e d’orgoglio; là, conflitti oscuri, impenetrabili; più lontano, eroismi sublimi. Tutte le possibilità umane confuse, scatenate, furiose, avide d’impossibile percorrevano i sentieri e i pantani del mondo. La morte urlava nella schiuma sanguinosa delle sue disparate legioni; dal Nilo a Stoccolma e dalla Vandea fino alla Russia, cento eserciti invocarono contemporaneamente cento ragioni d’essere selvaggi. Le frontiere devastate, fondate su un immenso regno di Frenesia, gli uomini che volevano il progresso e il progresso che voleva gli uomini, ecco cosa furono quelle nozze colossali. L’umanità si annoiava, bruciò alcuni Dèi, si cambiò d’abito e pagò la Storia con qualche nuova gloria.

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