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La vera storia di Tobias Moretti – racconto


Premessa. Eravamo in un bar con un’amica, in tv c’era “Il Commissario Rex”. Ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se in realtà l’attore avesse un profondo odio verso i cani. E poi ho scritto questo.


Espirò il fumo di quella fetente Gauloises verso il soffitto, che produsse una piccola nube con la forma di un’esplosione. Gli occhi, stanchi e riflessivi, fissavano il vuoto da una testa china.
Tobias Moretti, in arte Richard Moser. Questo era il suo nome, o i suoni nomi per meglio dire.

“Io li ho sempre odiati i pastori tedeschi”, irruppe rompendo il silenzio acre delle sigarette senza filtro.
“Sempre…quando ero piccolo vivevamo in una villetta al limite della foresta nera… I miei genitori erano immigrati italiani, venuti dal sud per trovare condizioni migliori. Mio padre lavorava in una fabbrica della BMW, mia madre in una di scarpe. Non avevano molto tempo per me, ma mi hanno sempre trattato con gentilezza.
Ricordo… ero a giocare in giardino, era domenica… Mio padre stava tagliando la siepe, e mia madre stendeva i panni… Io armeggiavo con una piccola ruspa che mi avevano regalato da poco. Il cancello era aperto, e sentimmo un cane abbaiare. Io guardai in quella direzione, perché di lì non passava mai nessuno ed i nostri unici vicini non avevano cani.
Da lì a poco entro’ un pastore tedesco. Era sporco, sembrava che lo avessero investito. Sentivo il suo odore arrivare fino a me. Mio padre, sempre gentile, si avvicinò a lui con cautela. Tese la mano. “Come va cucciolone, tutto bene?”.
Non so cosa avesse quella bestia, ma improvvisamente scattò, ed approfittò della figura protesa di mio padre per azzannarlo in faccia. In una frazione di secondo il volto di mio padre diventò una maschera di sangue.

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28/04/2021

Quando cammino per strada
a volte alzo gli occhi
al cielo striato della sera
e mi sembra una fortuna
che il cielo sia ancora così bello
che il fiume sotto così limpido
che l’aria della primavera
abbia un odore così intenso
e penso
che tutto questo
potrebbe sparire in un secondo
ma io invece
sono ancora così fortunato.

I commenti adesso funzionano di nuovo.

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29 Marzo su Fangoradio.com spoken word di Luca Gini e musica di Polvere

Lunedì 29 marzo alle ore 18;00 andrà in onda su www.fangoradio.com lo spoken word registrato con Polvere (https://www.facebook.com/pulvisdogma), progetto solista di chitarra e pedaliere.

Leggerò estratti dal mio libro di poesia inedito, “Il Calibano ed altri Frammenti”. Il risultato ci è parso molto interessante e spero vi piaccia.

Qui trovate un estratto.

È possibile ascoltare lo streaming direttamente dal sito o da questo player.

Per chiunque se lo perderà, la replica sarà disponibile qui

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cut up poetry

Meccanica Quantistica: spoken word con accompagnamento

Da qualche settimana collaboro con il progetto solista Polvere per musicare alcune poesie tratte dal mio libro inedito “Il Calibano ed Altri Frammenti”.

Il progetto comprende una decina di brani, realizzati con la mia voce (spoken word), la chitarra di Polvere e le sue numerose pedaliere, più qualche percussione abbastanza creativa.

Ho deciso di condividere una traccia di demo del progetto, i vostri feedback saranno molto apprezzati. C’è anche un video.

Spero vi piaccia

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La sera

La sera,
quando la mano dell’angoscia
ci afferra al collo,
e si cerca di uccidere il tempo
mentre si attende la notte,
improvvisamente ci attraversa un pensiero
– dannazione, io sono vivo –
e di colpo apriamo la porta
e guardiamo le stelle
e ci chiediamo chi altro
le stia guardando con noi.

— Luca Gini, 14/02/2021

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Ezra Pound Canto 1

Estratto e reading dai Cantos di Ezra Pound (Canto 1)

I Cantos di Pound sono un’opera estremamente complessa ed articolata. A causa di essi, Pound viene ritenuto un “autore difficile”, lasciando stare qualsiasi accezione politica. Viene considerato molto ostico da un punto di vista letterario. Il primo dei suoi “Cantos”, sua opera principale ed incompiuta, è però a mio avviso più fruibile degli altri. Perlomeno se si ha un po’ di dimestichezza con l’Odissea di Omero, libro per me imprescindibile, e capolavoro immortale. Il primo dei Cantos ne è un sunto, ma a mio avviso è il sunto più bello che abbia mai letto. Ne riporto qui un estratto, preso in prestito dall’edizione Mondadori – I Meridiani.

(Reading di Luca Gini)

Poi scendemmo alla nave
E la chiglia tagliò il mare divo,
Drizzammo l’albero e le vele della nave negra,
A bordo portammo pecore e i corpi nostri
Carchi di lacrime, e il vento in poppa
Ci avviò con panciute vele,
Di Circe benecomata arte fu questa.
Poi sedemmo sulla nave, correndo col vento
A vele tese sino a sera.
Spento il sole, ombra sull’oceano,
Noi venimmo al limite delle acque profonde,

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Intervista riguardo Valdarno Post Nucleare su Radio Lady

Lunedì 25 gennaio 2021alle 16:10 andrà in onda la mia intervista su Radio Lady riguardo Valdarno Post Nucleare. Parleremo di un sacco di cose: le fonti di ispirazione, i miei gusti letterari, i classici della letteratura e molto altro. Frequenza 97.7 o web radio su http://www.radiolady.it. Accorrete numerosi!

p.s: ecco il link dove sentire l’episodio completo https://www.gonews.it/2021/01/25/leggerissimo-intervista-luca-gini/

Pagina ufficiale del libro

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Valdarno Post Nucleare su Gonews

Me ne sono accorto per caso, ma Valdarno Post Nucleare è su Gonews. Articolo sui “20 libri toscani da regalare a Natale”.

20 libri toscani da regalare a Natale

E tu cosa aspetti? Corri a comprare Valdarno Post Nucleare se non l’hai già fatto. Per i primi 20 che effettueranno l’acquisto una pandemia omaggio!

Se trovate il libro in qualche pubblicazione autorevole fate sapere, potrei essermi perso qualcosa. E come sempre, commentate pure.

Pagina ufficiale del libro

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Traduzione di “Dead Flag Blues” – Godspeed you Black Emperor

Stavo guidando, e la notte cercava di vincere le ultime luci, arancio e violetto, dell’orizzonte in lontananza. Il cielo era abbastanza apocalittico a dirla tutta, e mi è venuto in mente questo brano dei Godspeed. Si tratta di uno spoken word, letteralmente “parola parlata”, un reading per così dire, con il sottofondo  di un brano musicale. Il testo è estremamente malinconico: parla di un’apocalisse, ma lo fa in maniera molto poetica. È l’unico testo che conosco che ne parla in questi termini, con tristezza ma anche cogliendone la bellezza. Se non vi va di sentire il brano vi consiglio perlomeno di leggere il testo.

Ah, e buon natale in ritardo 🙂

La macchina è in fiamme e non c’è guidatore al volante
E le fogne sono tutte intasate da un migliaio di suicidi solitari
E un vento scuro soffia

Il governo è corrotto
E siamo fatti di così tante droghe
Con la radio accesa e tende abbassate

Siamo intrappolati nell’ombelico di questa orribile macchina
e la macchina sta sanguinando a morte

Il sole è caduto
Ed i cartelloni si stanno inclinando
E le bandiere sono tutte morte in cima alle loro aste

Andò così:

Gli edifici inciamparono su se stessi
Le madri stringevano i bambini afferrati tra le macerie
E gli lisciavano i capelli

L’orizzonte era bellissimo in fiamme
Tutto il metallo contorto che si allungava verso l’alto
Tutto slavato da una sottile foschia arancio

Dissi: “baciami, sei bella –
Questi sono davvero gli ultimi giorni”

Tu mi prendesti la mano e ci cademmo dentro
Come in un sogno ad occhi aperti, o una febbre

Ci svegliammo una mattina e cademmo ulteriormente –
Di sicuro è la valle della morte

Apro il mio portafoglio
ed è pieno di sangue.

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