La sera

La sera,
quando la mano dell’angoscia
ci afferra al collo,
e si cerca di uccidere il tempo
mentre si attende la notte,
improvvisamente ci attraversa un pensiero
– dannazione, io sono vivo –
e di colpo apriamo la porta
e guardiamo le stelle
e ci chiediamo chi altro
le stia guardando con noi.

— Luca Gini, 14/02/2021

Estratto e reading dai Cantos di Ezra Pound (Canto 1)

I Cantos di Pound sono un’opera estremamente complessa ed articolata. A causa di essi, Pound viene ritenuto un “autore difficile”, lasciando stare qualsiasi accezione politica. Viene considerato molto ostico da un punto di vista letterario. Il primo dei suoi “Cantos”, sua opera principale ed incompiuta, è però a mio avviso più fruibile degli altri. Perlomeno se si ha un po’ di dimestichezza con l’Odissea di Omero, libro per me imprescindibile, e capolavoro immortale. Il primo dei Cantos ne è un sunto, ma a mio avviso è il sunto più bello che abbia mai letto. Ne riporto qui un estratto, preso in prestito dall’edizione Mondadori – I Meridiani.

(Reading di Luca Gini)

Poi scendemmo alla nave
E la chiglia tagliò il mare divo,
Drizzammo l’albero e le vele della nave negra,
A bordo portammo pecore e i corpi nostri
Carchi di lacrime, e il vento in poppa
Ci avviò con panciute vele,
Di Circe benecomata arte fu questa.
Poi sedemmo sulla nave, correndo col vento
A vele tese sino a sera.
Spento il sole, ombra sull’oceano,
Noi venimmo al limite delle acque profonde,

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Intervista riguardo Valdarno Post Nucleare su Radio Lady

Lunedì 25 gennaio 2021alle 16:10 andrà in onda la mia intervista su Radio Lady riguardo Valdarno Post Nucleare. Parleremo di un sacco di cose: le fonti di ispirazione, i miei gusti letterari, i classici della letteratura e molto altro. Frequenza 97.7 o web radio su http://www.radiolady.it. Accorrete numerosi!

p.s: ecco il link dove sentire l’episodio completo https://www.gonews.it/2021/01/25/leggerissimo-intervista-luca-gini/

Pagina ufficiale del libro

Valdarno Post Nucleare su Gonews

Me ne sono accorto per caso, ma Valdarno Post Nucleare è su Gonews. Articolo sui “20 libri toscani da regalare a Natale”.

20 libri toscani da regalare a Natale

E tu cosa aspetti? Corri a comprare Valdarno Post Nucleare se non l’hai già fatto. Per i primi 20 che effettueranno l’acquisto una pandemia omaggio!

Se trovate il libro in qualche pubblicazione autorevole fate sapere, potrei essermi perso qualcosa. E come sempre, commentate pure.

Pagina ufficiale del libro

Traduzione di “Dead Flag Blues” – Godspeed you Black Emperor

Stavo guidando, e la notte cercava di vincere le ultime luci, arancio e violetto, dell’orizzonte in lontananza. Il cielo era abbastanza apocalittico a dirla tutta, e mi è venuto in mente questo brano dei Godspeed. Si tratta di uno spoken word, letteralmente “parola parlata”, un reading per così dire, con il sottofondo  di un brano musicale. Il testo è estremamente malinconico: parla di un’apocalisse, ma lo fa in maniera molto poetica. È l’unico testo che conosco che ne parla in questi termini, con tristezza ma anche cogliendone la bellezza. Se non vi va di sentire il brano vi consiglio perlomeno di leggere il testo.

Ah, e buon natale in ritardo 🙂

La macchina è in fiamme e non c’è guidatore al volante
E le fogne sono tutte intasate da un migliaio di suicidi solitari
E un vento nero soffia

Il governo è corrotto
E siamo fatti di così tante droghe
Con la radio accesa e tende abbassate

Siamo intrappolati nell’ombelico di questa orribile macchina
e la macchina sta sanguinando a morte

Il sole è sceso
Ed i cartelloni si stanno inclinando
E le bandiere sono tutte morte in cima alle loro aste

Andò così:

Gli edifici inciamparono su se stessi
Le madri stringevano i bambini afferrati tra le macerie
E gli lisciavano i capelli

L’orizzonte era bellissimo in fiamme
Tutto il metallo contorto che si allungava verso l’alto
Tutto slavato da una sottile foschia arancio

Dissi: “baciami, sei bella –
Questi sono davvero gli ultimi giorni”

Tu mi prendesti la mano e ci cademmo dentro
Come in un sogno ad occhi aperti, o una febbre

Ci svegliammo una mattina e cademmo ulteriormente –
Di sicuro è la valle della morte

Apro il mio portafoglio
ed è pieno di sangue.

Come sempre ogni commento è ben accetto

Valdarno Post Nucleare – La Genesi

Visto che me lo hanno chiesto in diversi, in questo articolo voglio parlare della nascita (e gestazione) del mio ultimo libro, Valdarno Post Nucleare.

Tutto iniziò, se non erro, circa 6 anni fa, quando dei miei amici, proprietari al tempo del Tesla Science Bar di Montelupo, indissero un concorso di racconti di fantascienza. Subito l’idea mi parve buona, ed acconsentii ad essere nell’organizzazione.

Il problema fu che dopo pochissimo mi accorsi che l’idea di partecipare ad un concorso di racconti di fantascienza era veramente ghiotta, ma ormai ero nell’organizzazione… come fare quindi…

Mentre pensavo mi passò davanti mia nonna. Sicché chiesi a mia nonna quando era nata.  Nel 1927. Bene. Città di nascita?

E fu così che compilai il modulo con i dati di mia nonna.

Quando, poco dopo, mi recai al Tesla Science Bar, fui accolto da uno dei gestori che mi disse: “Gini, ci sono arrivati un sacco di racconti! Il migliore è di una vecchietta di novant’anni di Vinci!”

Sorseggiai il mio whiskey e feci finta di niente, il concorso si svolse (arrivai finalista, o meglio, mia nonna, non io), e per allora la cosa finì lì.

Ma la voglia di espandere il racconto in un romanzo c’era, soprattutto spinta dal mio amico Alessio.

Avevo già ampliato il racconto di molte pagine, ma la cosa arrancava e rischiava di finir lì. A darmi nuova linfa vitale ci fu un concorso Rai per romanzi. Decisi di partecipare, e per farlo scrissi dai tre ai cinquemila caratteri al giorno. Alla fine, senza nemmeno fargli un po’ di editing, stampai alla bell’e meglio e gli spedii il tutto, ovviamente all’ultimo minuto. Come c’era da aspettarsi il risultato non fu eccelso, ma non mi persi d’animo. Il passo successivo fu fare un po’ di editing e mandarlo alle case editrici.

Più di una fu interessata, alla fine scelsi Bibliotheka ed eccoci qui.

Appendice: le esplosioni

Spoiler: un buon romanzo post apocalittico non esisterebbe se non ci fossero almeno un paio di esplosioni.

Ero in un programma di chat vocale con il mio amico Valerio (in arte Blooder), e stavo scrivendo la parte del romanzo relativa a Livorno, che portava ancora gli effetti di un’esplosione nucleare.  Chiesi al mio compare “hey Blooder, ti intendi di esplosioni nucleari?”. La sua risposta fu: “Da quanti megatoni?”

Da lì a poco eravamo a fare i calcoli. Tutto è realistico: il cratere, la palla di fuoco, il fallout. Abbiamo usato un software per calcolare tutto, eccolo qui.

Sperò di avervi incuriosito con questo post, che è anche il primo della newsletter. Aloha!

Ah, lasciate pure un commento.

Poesia “Chiaccherando”

Settembre ridimensiona
e lava via
la follia dell’estate
con pioggia e vento.

Ricorda
che anche noi siamo estate,
autunno, inverno,
fummo primavera.

Penso
che il lavoro non sia
fare un’opera
e metterci intorno una cornice,
ma fare una cornice
e metterla intorno ad un’opera.

Che poi
gli artisti non sanno vendere
e muoiono di fame in cantina,
la malattia è esistenziale,
la crisi dell’occidente umana.

Ma la penna
continua a scrivere dopo la sconfitta
come un soldato
che combatte la terza guerra
mentre alle spalle
la sua nazione è già esplosa.

Poesia, tecniche cut-up e mista, 17/09/2017

Cappuccetto Rosso Nike

“… E quindi mi raccomando, portali a Nonna, che sennò finisce male”.
Nonna stava nel quartiere degli immigrati dall’altra parte della città, e la cosa poteva non essere facile.
Era tutto nascosto nell’imbottitura dello zaino. Sudava, un po’ per il passo veloce, un po’ perché andare in giro in tardo pomeriggio con quasi un chilo di panetti di hashish le dava da pensare.

Quando aveva accettato di fare da corriere aveva undici anni, adesso ne aveva tredici e voleva smettere prima possibile.
Non le piaceva quel lavoro, ma le piacevano i soldi. Per esempio i soldi per la felpa rossa della Nike con cappuccio venivano da lì.
Ci si strinse, mentre cominciava a tirare un vento freddo, invernale. Iniziava a fare buio in città.

Nonna non era la sua vera nonna. Con ogni probabilità non era la nonna di nessuno. Quello che sapeva di per certo è che faceva le storie.
Prendi la roba da quello, la rivendi a quell’altro… quel tipo di storie.

Nonna non stava bene. Era diventata smunta, magra da far paura, bianca allampanata. Forse fumava troppa ero. Il problema principale era che non poteva passare a prendere il fumo da sola, e quindi qualcuno glielo doveva portare.
E qui entrava in gioco Cappuccetto Rosso, come era stata soprannominata di recente.

Quello che la preoccupava maggiormente erano gli sbirri, che quel giorno erano a qualsiasi angolo della città. C’era la partita.
Ma forse non avrebbero fatto caso a lei, alla fine non erano lì per quello.Prese strade secondarie perché non si fidava delle principali. Si accorse di aver fame, proprio mentre passava davanti ad un kebabbaro. Decise di entrare.

Vide un tizio appollaiato su uno sgabello, che non appena lei entrò, la salutò.
“Ciao Cappuccetto”, disse lui
“Chi sei?”
“Ma non mi riconosci? Sono Lupo.”

Lupo doveva essere il destinatario originale della consegna, ma per tutta una serie di scambi di favori non era andata così. Probabilmente lui se l’era presa, ma Cappuccetto lo considerava tutto sommato un coglione, e quindi non un problema.

“Dove vai?”, chiese Lupo
Cappuccetto si avvicinò lentamente, ed a voce bassa gli disse “da Nonna”.
“Ah, ok. Beh, buona fortuna. Io vado, ci si vede. Stai attenta agli sbirri”, la avvertì a bassa voce.

Cappuccetto prese un kebab pomodori insalata patatine, e ripartì.

Mangiava camminando. Quel rotolo pieno di carne la riscaldava, ed in poco tempo arrivò davanti al palazzo di Nonna.
Prese un ascensore scalcinato e troppo piccolo, e salì su.
Bussò alla porta, e la porta si aprì da sola.

Cappuccetto vide Nonna di spalle, stravaccata sulla poltrona.
“ Nonna, che botta grande che c’hai …”, disse Cappuccetto.
Per risposta sentì solo un grugnito.

Si sentì afferrare, e si ritrovò con una mano sulla bocca, mentre un braccio le bloccava le spalle.
Non aveva nemmeno fatto in tempo ad urlare.

Nonna ora era caduta in terra, in posa scomposta, ed una pozza di sangue si stava allargando sotto di lei.
“Allora troietta, dov’è il fumo?”, sibilò Lupo a Cappuccetto.

Cappuccetto indicò lo zaino dietro di sé.
Vide che Nonna si muoveva ancora, lentamente, e cercava di strisciare da qualche parte.
Lupo la strattonò verso Nonna, alla quale tirò un calcio. Nonna smise di strisciare.
“Non dovevate prendermi per il culo”, disse Lupo
Cappuccetto pensò “Eccoci, fine della storia.”

Mario Cacciatore stava tornando dalla partita dopo una dura giornata di lavoro. C’erano stati dei disordini e dei lanci di mele con ficcate dentro delle lame di rasoio, probabilmente non per gesto di fratellanza tra le tifoserie.
Passò di fronte all’appartamento di nonna e vide la porta stranamente socchiusa.
Lui sospettava che la sua vicina si fumasse tutta una serie di cose non propriamente legali, ma non aveva prove, ed inoltre aveva deciso di lasciar correre per quieto vivere.
Passando però non riuscì a non dare un occhio dentro, e vide la scena.

Aveva ancora i vestiti da agente, e quindi fece irruzione nell’appartamento e sparò in testa a Lupo.
Quando arrivò l’ambulanza la nonna, che non era nuova ad essere in fin di vita, sebbene per altri motivi, fu caricata su e portata in ospedale d’urgenza.

Cappuccetto rosso, dopo un breve dialogo con Cacciatore, confessò tutto. In seguito se la cavò con pochi mesi di riformatorio.

Morale della favola: se vai in giro con un chilo di hashish, e lo fai pure intendere in giro, sei un’imbecille. Soprattutto se ti fermi a mangiare il kebab.

E vissero tutti felici e contenti, esclusi la Nonna, che morì di overdose tre mesi dopo, Lupo, che era già morto, e Cappuccetto, che si ritrovò con la fedina penale sporca a 13 anni.
Cacciatore fu accoltellato durante un derby, ma molti anni dopo, ma non morì, gli andò bene e rimase in sedia a rotelle.

— LG

Quindici Novembre

Quindici Novembre
mancano sette settimane
alla fine di dicembre, dicono.

Questà è
La luna più grande
degli ultimi sessantotto anni, dicono.

Proietta un’ombra dalla penna,
sul mio taccuino.
Sono in piedi in giardino.

Faccio fatica
a vedere quello che scrivo
ma gli occhi si abituano:
vedo le canne muoversi
i cipressi torcersi
le imposte cigolano.

Suoni nella notte
– è freddo,
è spettrale –
mi piace,
mi spaventa anche,
mi ricorda me.

— L.G.