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Alcuni estratti di poesia italiana contemporanea

Poesia “Chiaccherando”

Poesia, tecniche cut-up e mista, 17/09/2017

Settembre ridimensiona
e lava via
la follia dell’estate
con pioggia e vento.

Ricorda
che anche noi siamo estate,
autunno, inverno,
fummo primavera.

Penso
che il lavoro non sia
fare un’opera
e metterci intorno una cornice,
ma fare una cornice
e metterla intorno ad un’opera.

Che poi
gli artisti non sanno vendere
e muoiono di fame in cantina,
la malattia è esistenziale,
la crisi dell’occidente umana.

Ma la penna
continua a scrivere dopo la sconfitta
come un soldato
che combatte la terza guerra
mentre alle spalle
la sua nazione è già esplosa.

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Notturno

 

A volte mi percepisco:
Esisto!

– Che cosa orribile –
Questa sensazione vomitevole
Che c’è davvero un tizio
Che sono io

E mi guardo allo specchio:
Non mi riconosco.

Esisto?
No, io non esisto.

Esiste lui.
E la mia presenza mi rivolta.

Metto le mani nei capelli:
Scappo.

Cerco qualcun altro
Ci parlo
– un po’ meglio –
– si, un po’ meglio –

Ma quando non c’è nessun altro
– solo lo specchio –
– Oddio –
Che rivoltante compagnia
Quel tizio lì
Che mi guarda
( VATTENE! )
Che dicono sia io.

— Luca Gini

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fabio volo divinazione

Cut-up poetry : Fabio Volo vs domande

Il seguente è un esercizio di cut-up poetry dove ho mescolato alcune mie domande con un libro di Fabio Volo, usandolo a scopi divinatori.

Perché tutto questo?
Mi sembrava quasi stupido non farlo

Dov’è l’entusiasmo ?
Eri tu la loro crisi, allora.

E la fame di vento?
Quando ci hai provato
Che cosa è andato storto?

E la magia nel sonno?
Quella del panino al tonno.

Quella cosa chiamata vita?
Lo spagnolo l’aveva imparata in Costa Rica.

E le notti insonni?
Io ti conosco: non sei in grado
Di rimanere solo per lungo tempo.

E la lotta infinita dell’universo?
Pensavo più ad una scopata
Nel primo pomeriggio.

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Poesia “Il Poeta” – scritta a quattro mani con Alice Leporini

Pubblico questa poesia scritta a quattro mani, una strofa a testa, con la bravissima Alice Leporini:

Il Poeta

Correndo dove finisce l’orma, cercando
Serrando le mani al costato
Corse sui lidi algidi, cercando
Il calore oblato.
Reclamatio trai sassi bianchi.

Nato nimbato
Nato con occhi già stanchi
In quanto il vedere sperato
Sparì ben presto ai suoi sguardi.
Nato accecato

Un nuovo Tiresia era nato
Quando nell’albore vaghi
Sembra
Un gioco di santi ed aghi
L’efebo nudo rassembra
Un gioco di santi ed aghi
Guardalo bene, Nimrod…
Non è tanto diverso, mentre si smembra. Continua a leggere

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16/04/2013 poesia tratta da “Il Naufragio” , raccolta poetica di Luca Gini

16/04/2013

Il tiranno è stato clemente con te
il corpo fragile, minuto
come un violino ben tornito
è aggraziato come un tempo, e

il tuo sorriso quasi immaturo
che luminoso emerge dal tuo viso
non lascia trasparire nessun peso
ne’ un destino particolarmente duro

l’abile liutaio che ti ha costruita
è come se ti avesse presa
e messa dentro una leggera teca

per farti uscire dopo anni, lieta
senza che il tempo ti abbia recato offesa
per farti guardare con aria basita.

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tre età della donna klimt

22/07/2013

E’ fatta di notti insonni
di sigarette consumate, di ricordi
è il suono della penna
che follemente tenta di cacciar via
l’orologio che trafigge le ore, i minuti, i secondi

E’ una brodaglia di pensieri, fatti, impressioni
di polvere, idee, situazioni
è la somma finale
di tanti momenti
passati con la sigaretta penzoloni

aveva un buon nome
aveva
era una bella fanciulla
era
ed esiste da quando Eva
offrì sorniona la Mela

Che nome vuoi che abbia, suvvia
è quella vecchia bagascia della Poesia.

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alluvione

05/08/2013

Non voglio diventare un fiume
un grande corso d’acqua, disciplinato e mite
che attraversa le metropoli con acque mansuete
e da’ cibo e casa a qualche uccello implume

ne’ un lago, che placido ed immobile
disseta durante la calura campi e spighe
e abbevera bestie selvatiche
che vi si inchinano con fare umile

ma un ruscello irrequieto
sempre in balia delle stagioni
con le sue secche e con le sue alluvioni
che distrugge i ponti, e dopo poco torna quieto.

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01/08/2013

Non ho niente, ma non sono povero
e ho tutto, ma nulla posseggo
bramo qualsiasi cosa
ma me ne allontano
perché ogni desiderio
genera un nuovo livido.

mi intristiscono le foglie che cadono
le farfalle fragili e incerte che volano
l’ira dei violenti su di me o il prossimo
nei loro occhi vedo l’universale spasimo
la lotta infinita di tutte le creature
per sopravvivere, per non perire
mentre il sole immobile
ci guarda e ride.

E sono divertito dalle invidie e dalle ire
dai moti e dagli scherzi dell’animo
dalla folla che inneggia al patibolo
dalla rabbia e dall’urlo atono
di ogni uomo,
perché in fondo è un misero.

Dell’affanno dell’universo io rido
dalle umane sofferenze mi allontano
dagli oggetti dei sensi mi commiato
un automa io divengo,
Transumano.

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