Archivi tag: racconti

Racconto “Salvatore”

[basato su persone realmente accadute]

Salvatore aveva varcato le porte dell’Università degli Studi di Napoli all’età di diciotto anni. Essendo stato un bambino precoce aveva saltato la prima elementare, e questo in facoltà lo faceva apparire lievemente più giovane dei suoi coetanei. Al Liceo aveva avuto due grandi amori. Uno era la birra dell’Eurospin, della quale fruiva tutti i giorni che a scuola c’era educazione fisica. Non riteneva necessario partecipare a quelle lezioni che formavano la vile carne, che è anche debole, e quindi le saltava a piè pari per andare invece al vicino supermercato a procacciarsi il prezioso nettare. È superfluo dire che sembrava nettare solo a lui, in quanto alla maggioranza delle persone normali appariva più come piscio di cane scaldato al sole.L’altro amore di Salvatore era la filosofia. Quante volte in classe i suoi compagni lo avevano fraternamente chiamato a vedere una cosa con loro, dicendogli “Salvató puos chillu sfaccimm e libbr e vien a guarda e femmen annure cu nuje”.Ma egli si era sempre rifiutato, preferendo continuare a leggere il pensiero di Hobbes e Kant.

A quel tempo il giovane Salvatore era già impegnato politicamente, con una fede politica ben strutturata, che portava spesso ad entrare nei guai con i suoi compagni extracomunitari.Salvatore era infatti di estrema destra, cosa che gli causava molti problemi con un folto numero di persone, ma questo non lo impensieriva più di tanto.Era sempre stato un idealista, fin da bambino. Era lui che difendeva i ragazzi più piccoli dalle angherie di quelli più grandi, che “manco a farlo apposta”, come diceva lui, erano sempre extracomunitari. Da qui il suo atavico odio per il diverso.Ma fu durante una lettura in classe, mentre i suoi compagni lo invitavano a lasciar perdere e concentrarsi su altro, che ebbe l’illuminazione.

Continua a leggere
0

Cappuccetto Rosso Nike

“… E quindi mi raccomando, portali a Nonna, che sennò finisce male”.
Nonna stava nel quartiere degli immigrati dall’altra parte della città, e la cosa poteva non essere facile.
Era tutto nascosto nell’imbottitura dello zaino. Sudava, un po’ per il passo veloce, un po’ perché andare in giro in tardo pomeriggio con quasi un chilo di panetti di hashish le dava da pensare.

Quando aveva accettato di fare da corriere aveva undici anni, adesso ne aveva tredici e voleva smettere prima possibile.
Non le piaceva quel lavoro, ma le piacevano i soldi. Per esempio i soldi per la felpa rossa della Nike con cappuccio venivano da lì.
Ci si strinse, mentre cominciava a tirare un vento freddo, invernale. Iniziava a fare buio in città.

Nonna non era la sua vera nonna. Con ogni probabilità non era la nonna di nessuno. Quello che sapeva di per certo è che faceva le storie.
Prendi la roba da quello, la rivendi a quell’altro… quel tipo di storie.

Nonna non stava bene. Era diventata smunta, magra da far paura, bianca allampanata. Forse fumava troppa ero. Il problema principale era che non poteva passare a prendere il fumo da sola, e quindi qualcuno glielo doveva portare.
E qui entrava in gioco Cappuccetto Rosso, come era stata soprannominata di recente.

Quello che la preoccupava maggiormente erano gli sbirri, che quel giorno erano a qualsiasi angolo della città. C’era la partita.
Ma forse non avrebbero fatto caso a lei, alla fine non erano lì per quello. Continua a leggere

0