Estratto e reading dai Cantos di Ezra Pound (Canto 1)


I Cantos di Pound sono un’opera estremamente complessa ed articolata. A causa di essi, Pound viene ritenuto un “autore difficile”, lasciando stare qualsiasi accezione politica. Viene considerato molto ostico da un punto di vista letterario. Il primo dei suoi “Cantos”, sua opera principale ed incompiuta, è però a mio avviso più fruibile degli altri. Perlomeno se si ha un po’ di dimestichezza con l’Odissea di Omero, libro per me imprescindibile, e capolavoro immortale. Il primo dei Cantos ne è un sunto, ma a mio avviso è il sunto più bello che abbia mai letto. Ne riporto qui un estratto, preso in prestito dall’edizione Mondadori – I Meridiani.

(Reading di Luca Gini)

Poi scendemmo alla nave
E la chiglia tagliò il mare divo,
Drizzammo l’albero e le vele della nave negra,
A bordo portammo pecore e i corpi nostri
Carchi di lacrime, e il vento in poppa
Ci avviò con panciute vele,
Di Circe benecomata arte fu questa.
Poi sedemmo sulla nave, correndo col vento
A vele tese sino a sera.
Spento il sole, ombra sull’oceano,
Noi venimmo al limite delle acque profonde,

Alla terra dei Cimmeri, e città popolose,
Sovra tessuta nebbia fitta, mai strale
Di sole la trafigge,
Né rotando alle stelle, né tornando dal cielo,
Notte fosca copre quella misera gente.
L’oceano in moto contrario, noi venimmo al luogo
Predetto da Circe.
Qui Euriloco e Perimede compìero riti,
Traendo la spada dal fianco
Scavai il fosso di un cubito quadro;
Ad ogni morto spargemmo libagioni,
Idromele, poi vin dolce, acqua con bianca farina.
Molte orazioni mormorai sulle inferme teste dei morti:
Come d’uso, giunto a Itaca, i migliori bovi
Sacrificherò, ammassando beni sulla pira,
E al solo Tiresia un nero campàno.
Sangue scuro scorreva nella fossa,
Anime dall’Erebo, morti cadaverici, schiere
Di giovani e di vecchi provati dagli affanni;
Anime improntate di fresche lacrime, blande fanciulle,
Uomini molti, dalle teste tartassate da lance di bronzo,
Predati in guerra, ma pur recanti sanguinose armi,
Mi s’affollarono intorno, urlando,
Impallidii, gridai ai miei uomini per altre bestie,
Trucidarono i Greci, pecore colpiron con bronzo;
Versai unguenti, invocai gli dèi,
L’immane Plutone, lodai Proserpina,
A spada sguainata
Allontanai gli impetuosi ed impotenti morti.
Fino ad udir Tiresia.


+1

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *