Racconto “La Guardia Giurata”


“Era una notte buia e tempestosa”.
Francesco era una persona ridicola, ma non si rendeva conto nemmeno di questo. Se perlomeno si fosse reso conto che era ridicolo, sicuramente avrebbe fatto qualcosa per migliorare.
Ma no. Non si rendeva conto assolutamente di niente, e continuava a parlare così, per luoghi comuni. Con una voce sempre agitata, come se qualcuno lo avesse appena contraddetto su una questione che gli stava a cuore.
Proseguì.
“Era una notte buia e tempestosa, quando dalla bruma vidi uscire due uomini con un passamontagna in testa”.
Era già pessimo l’incipit, e la storia non proseguiva in maniera migliore. Il suo interlocutore al pub lo guardava con disinteresse. Lui stava bevendo un Gin Tonic, Francesco una raffinata birra artigianale che sapeva di piscio ed aceto. Ovviamente ai palati che non la sapevano apprezzare, non al suo.
“Si sono avvicinati, ma non mi hanno visto. Io mi sono nascosto”.
Francesco era alto un metro e settanta, ed aveva i capelli grigi probabilmente da quando aveva sedici anni. Tutta la sua figura dava l’impressione di un uomo di cinquant’anni, da sempre. Era lievemente ingobbito dalla mancanza di attività fisica, con una pancetta malaticcia e prominente, due braccia prive di muscoli, le dita bianche, scheletriche nervose. Senza culo.
Mai avuto una donna. Una volta si era persino vantato di non aver mai visto un film porno. Tutti quelli intorno a lui avevano commentato con “ah” e “mmmh mmmh”.
Le sue battute sembravano sempre dettate dal nervosismo. Pessima cosa quando fai delle battute, il nervosismo. La parte più dolorosa è che sei il primo a provare imbarazzo per quello che hai detto, anche se è divertente.

“Ho visto che stavano armeggiando con la saracinesca dei parcheggi al piano terra. Cercavano di aprirla con dei grimaldelli, credo. Non credo siano serrature difficili quelle, perlomeno ad occhio”, aveva commentato.
Francesco nella sua vita si era fatto molti anni di disoccupazione. Studi scalcinati. Media e giornalismo, mai concluso, poi un paio di corsi da macellaio e contabile. Mai trovato lavoro prima.
Dopo anni ed anni era riuscito a farsi assumere, anche grazie ad una piccola raccomandazione, come guardia giurata. Ora aveva anche una pistola, una Beretta. In realtà gli faceva paura e non la toglieva mai dalla fondina, per sicurezza.
“A forza di armeggiare sono riusciti a forzare la serratura ed aprire la saracinesca. Non è stato un grande problema tirarla su, anche se hanno fatto un baccano diavolo. Per centinaia di metri, intorno al centro commerciale non c’è anima viva”, disse Francesco usando l’ennesima espressione ritrita.
Il suo interlocutore, un ubriacone di più di quarant’anni, sbadigliò.
“Insomma questi entrano dentro” – proseguì – “e si accorgono che in realtà sono entrati nel parcheggio. Li sento bestemmiare da fuori.”
“Ora proveranno a far irruzione all’interno del centro” – penso tra me e me – “Se non provo nemmeno a fermarli, perdo il lavoro”.
“Io non volevo entrare dentro. Di solito era un lavoro senza particolari sorprese il mio. A me piaceva così, stavi a passeggiare per qualche ora, ogni tanto ti mettevi a sedere, guardavi il cellulare, ed alla fine arrivava l’alba e te ne andavi. La guardia giurata è un lavoro facile.”
“Ma quella seria, dannata la miseria, mi toccava reagire di fronte a dei criminali! E pure due!”
L’ubriacone che lo stava a sentire si era un attimo destato, più che altro per la mancanza di spina dorsale del suo interlocutore. “E quindi cosa hai fatto?” – domandò –
“Eh, niente, sono entrato nel parcheggio ed ho urlato: FERMI!”
“E loro?”
“Eh, sono stati fermi”.
“E poi?”
“E poi boh, non sapevo più che fare. Ho estratto la pistola e gliel’ho puntata addosso”.
“E loro?”
“Loro a quel punto hanno tirato fuori una pistola.”
“E te…?”
“Al corso ci avevano detto che se minacciavano la nostra vita ci potevamo difendere. Quindi io ho chiuso gli occhi ed ho premuto il grilletto”.
“Perché hai chiuso gli occhi, scusa?”
“Non mi piace sparare, non lo faccio mai. Anche al poligono cercavo di farlo il meno possibile. Mi da fastidio il rumore.”
“Ok, e quindi ne hai stecchito uno”.
“No.”
“Ma non eri vicino?”
“Si, ma la pistola ha fatto ‘click’ “.
“Cioè?”
“Eh, io non la usavo mai, eh? E nulla, non c’erano munizioni dentro. Me le ero scordate.”
“Sei serio?”
“SI SI SI!” – si affretto a dire Francesco spostando la testa in avanti ed annuendo nervosamente e con ampi movimenti.
“E poi?” – domandò l’alcolizzato provando imbarazzo per lui –
“E poi mi hanno derubato”.
“Ah.”
“E…?”
“Mi hanno legato ad una colonna del parcheggio”
“Ah.”
“Con i pantaloni abbassati!” proseguì Francesco continuando ad annuire mostrando il bianco degli occhi.
“Deve aver fatto freddo tutta la notte così”
“Maiala!”

Seguì un breve silenzio –
“Ti hanno licenziato?”
“Eccerto!” Disse, testa protesa in avanti, occhi come due fari.

Altro silenzio, più lungo. Sorseggiò la sua birra artigianale –
“Senti, mica hai un lavoro per me?”
“Direi proprio di no” – disse l’ubriacone.


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