“Shein, Lo sai perché si chiama Libellula?”
“E che nome gli dovevano dare?”
“Si chiama libellula perché in latino vuol dire bilancia, perché tiene le ali orizzontali”
“Ah”
“Che poi è strano che ce ne sia una qui, stanno in acque stagnanti”
“Com’è che sai sta roba?”
“L’ho letta in un libro”
“Sei proprio uno sfigato, leggi ancora libri”
“E te dove le scopri le cose?”
“Su Tik Tok. Ieri c’era una scimmia con una banana in testa che ballava. Faceva schiantare”
Shein si alzò e accennò passi di danza scimmiesca –
“Hai la fionda?” – chiese Giulio –
“Si”
Giulio cominciò a caricare la piccola arma con un ciottolo preso dalla sponda, dove erano.
“Domani è lunedì” disse, mentre l’arma di caucciù e ferro scagliava la prima munizione contro la libellula, che volteggiava veloce sulle acque.
“Domani è lunedì e si torna a scuola” – fece stancamente eco Shein
“Tra un’ora farà buio”
Lentamente, i proiettili si affollavano sull’incocco dell’arma, e la libellula veniva ripetutamente bersagliata. Ogni tanto un colpo le andava vicino, e lei scartava meccanicamente in un’altra direzione. Il sole, lentamente, cambiò posizione, nascondendosi dietro agli alberi.
Dopo aver fatto fuoco per un’ora, con grande sorpresa di entrambi, la libellula fu colpita.
Si avvicinarono. Stava venendo trascinata dall’acqua, lentamente, rottame della creatura leggiadra che era poco fa.
“Dobbiamo andare a casa, fa buio” – disse Shein –
“Si. Una volta proviamo a drogarci?”
“Ok. Andiamo però”
E si allontanarono dal torrente, camminando verso casa.