Vorrei solo
Scrivere di quell’inizio,
Quelle cinque note,
Solo quelle cinque note,
La pioggia sulla finestra,
Vento su erba lunga e secca,
Viti selvatiche che inghiottono tutto,
Il cielo d’inverno,
Stormi che volano,
Quelle cinque note.
Opere in italiano
Vorrei solo
Scrivere di quell’inizio,
Quelle cinque note,
Solo quelle cinque note,
La pioggia sulla finestra,
Vento su erba lunga e secca,
Viti selvatiche che inghiottono tutto,
Il cielo d’inverno,
Stormi che volano,
Quelle cinque note.
16/04/2013
Il tiranno è stato clemente con te
il corpo fragile, minuto
come un violino ben tornito
è aggraziato come un tempo, eil tuo sorriso quasi immaturo
che luminoso emerge dal tuo viso
non lascia trasparire nessun peso
ne’ un destino particolarmente durol’abile liutaio che ti ha costruita
è come se ti avesse presa
e messa dentro una leggera tecaper farti uscire dopo anni, lieta
senza che il tempo ti abbia recato offesa
per farti guardare con aria basita.
Il declino della civiltà occidentale.
La crisi c’è, ma non è solo economica. E’ in primo luogo morale, filosofica, ideologica.
I vecchi modelli, le vecchie tradizioni con grossa difficoltà cercano di sopravvivere agli enormi cambiamenti che il nostro tempo richiede. L’adattamento prima di tutto, la velocità, la produttività, l’efficienza.
I valori religiosi e morali vacillano, spodestati dal consumismo, dal cinismo, dall’individualismo più sfrenato, spesso a discapito non solo del prossimo ma anche della collettività.
“C’è Crisi“, come si sente dir spesso, ma è una crisi molto più ampia, molto più profonda di quello che si pensa. Affonda le sue radici nel cuore della cultura occidentale, e nei suoi modelli.
Anthony Burgess è stato un autore estremamente prolifico. Scrittore, critico letterario, glottoteta, compositore, librettista, poeta, drammaturgo, sceneggiatore, giornalista, saggista, traduttore ed educatore, Burgess era un uomo dalle spiccate doti creative, oltre ad essere uno degli autori inglese più importanti del XX secolo.
Tratto fondamentale della sua opera è l’applicazione delle sue conoscenze linguistiche ai fini letterari. Come spesso si può notare in romanzi come Arancia Meccanica od il presente “Il Dottore è Ammalato”, egli soleva non solo trasporre gli stati d’animo dei suoi personaggi, ma ogni loro minima inflessione gergale, dialettale, linguistica.
Ho visto un uomo rincorrere l’orizzonte;
tutto intorno girava.
Ero disturbato da ciò;
Mi avvicinai a quest’uomo.
“E’ inutile”, dissi,
“Non potrai mai – ”
“Tu menti!” egli pianse,
E corse via.
Un uomo istruito venne a me un giorno.
Egli disse, “Conosco la via, – vieni.”
Ed io fui confortato da questo.
Insieme ci affrettammo.
Presto, troppo presto, noi fummo
dove i miei occhi erano inutili,
e la strada mi era sconosciuta.
Afferrai la mano del mio amico;
Ma lui infine pianse: “Sono smarrito.”
Non voglio diventare un fiume
un grande corso d’acqua, disciplinato e mite
che attraversa le metropoli con acque mansuete
e da’ cibo e casa a qualche uccello implume
ne’ un lago, che placido ed immobile
disseta durante la calura campi e spighe
e abbevera bestie selvatiche
che vi si inchinano con fare umile
ma un ruscello irrequieto
sempre in balia delle stagioni
con le sue secche e con le sue alluvioni
che distrugge i ponti, e dopo poco torna quieto.
Si, ho un migliaio di lingue,
E novecento e novantanove mentono.
Sebbene cerchi di usare quell’unica,
Non emetterà nessuna melodia al mio volere,
Poiché è morta nella mia bocca.
Nel deserto
Ho visto una creatura, nuda, bestiale,
Che, rannicchiata a terra,
Teneva il suo cuore tra le mani,
E ne mangiava.
Gli chiesi, “E’ buono, amico mio?”
“E’ amaro – amaro,” mi rispose;
“Ma mi piace
“Perché è amaro,
“E perché è il mio cuore.”
Sostavo in cima a un alto luogo,
E vidi, sotto, molto demoni
Correre, saltare,
E banchettare nel peccato.
Uno alzò la testa, ghignando,
E disse, “Camerata! Fratello!”