28/04/2021

Quando cammino per strada
a volte alzo gli occhi
al cielo striato della sera
e mi sembra una fortuna
che il cielo sia ancora così bello
che il fiume sotto così limpido
che l’aria della primavera
abbia un odore così intenso
e penso
che tutto questo
potrebbe sparire in un secondo
ma io invece
sono ancora così fortunato.

I commenti adesso funzionano di nuovo.

Meccanica Quantistica: spoken word con accompagnamento

cut up poetry

Da qualche settimana collaboro con il progetto solista Polvere per musicare alcune poesie tratte dal mio libro inedito “Il Calibano ed Altri Frammenti”.

Il progetto comprende una decina di brani, realizzati con la mia voce (spoken word), la chitarra di Polvere e le sue numerose pedaliere, più qualche percussione abbastanza creativa.

Ho deciso di condividere una traccia di demo del progetto, i vostri feedback saranno molto apprezzati. C’è anche un video.

Spero vi piaccia

La sera

La sera,
quando la mano dell’angoscia
ci afferra al collo,
e si cerca di uccidere il tempo
mentre si attende la notte,
improvvisamente ci attraversa un pensiero
– dannazione, io sono vivo –
e di colpo apriamo la porta
e guardiamo le stelle
e ci chiediamo chi altro
le stia guardando con noi.

— Luca Gini, 14/02/2021

Estratto e reading dai Cantos di Ezra Pound (Canto 1)

I Cantos di Pound sono un’opera estremamente complessa ed articolata. A causa di essi, Pound viene ritenuto un “autore difficile”, lasciando stare qualsiasi accezione politica. Viene considerato molto ostico da un punto di vista letterario. Il primo dei suoi “Cantos”, sua opera principale ed incompiuta, è però a mio avviso più fruibile degli altri. Perlomeno se si ha un po’ di dimestichezza con l’Odissea di Omero, libro per me imprescindibile, e capolavoro immortale. Il primo dei Cantos ne è un sunto, ma a mio avviso è il sunto più bello che abbia mai letto. Ne riporto qui un estratto, preso in prestito dall’edizione Mondadori – I Meridiani.

(Reading di Luca Gini)

Poi scendemmo alla nave
E la chiglia tagliò il mare divo,
Drizzammo l’albero e le vele della nave negra,
A bordo portammo pecore e i corpi nostri
Carchi di lacrime, e il vento in poppa
Ci avviò con panciute vele,
Di Circe benecomata arte fu questa.
Poi sedemmo sulla nave, correndo col vento
A vele tese sino a sera.
Spento il sole, ombra sull’oceano,
Noi venimmo al limite delle acque profonde,

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Traduzione di “Dead Flag Blues” – Godspeed you Black Emperor

Stavo guidando, e la notte cercava di vincere le ultime luci, arancio e violetto, dell’orizzonte in lontananza. Il cielo era abbastanza apocalittico a dirla tutta, e mi è venuto in mente questo brano dei Godspeed. Si tratta di uno spoken word, letteralmente “parola parlata”, un reading per così dire, con il sottofondo  di un brano musicale. Il testo è estremamente malinconico: parla di un’apocalisse, ma lo fa in maniera molto poetica. È l’unico testo che conosco che ne parla in questi termini, con tristezza ma anche cogliendone la bellezza. Se non vi va di sentire il brano vi consiglio perlomeno di leggere il testo.

Ah, e buon natale in ritardo 🙂

La macchina è in fiamme e non c’è guidatore al volante
E le fogne sono tutte intasate da un migliaio di suicidi solitari
E un vento nero soffia

Il governo è corrotto
E siamo fatti di così tante droghe
Con la radio accesa e tende abbassate

Siamo intrappolati nell’ombelico di questa orribile macchina
e la macchina sta sanguinando a morte

Il sole è sceso
Ed i cartelloni si stanno inclinando
E le bandiere sono tutte morte in cima alle loro aste

Andò così:

Gli edifici inciamparono su se stessi
Le madri stringevano i bambini afferrati tra le macerie
E gli lisciavano i capelli

L’orizzonte era bellissimo in fiamme
Tutto il metallo contorto che si allungava verso l’alto
Tutto slavato da una sottile foschia arancio

Dissi: “baciami, sei bella –
Questi sono davvero gli ultimi giorni”

Tu mi prendesti la mano e ci cademmo dentro
Come in un sogno ad occhi aperti, o una febbre

Ci svegliammo una mattina e cademmo ulteriormente –
Di sicuro è la valle della morte

Apro il mio portafoglio
ed è pieno di sangue.

Come sempre ogni commento è ben accetto

Poesia “Chiaccherando”

Settembre ridimensiona
e lava via
la follia dell’estate
con pioggia e vento.

Ricorda
che anche noi siamo estate,
autunno, inverno,
fummo primavera.

Penso
che il lavoro non sia
fare un’opera
e metterci intorno una cornice,
ma fare una cornice
e metterla intorno ad un’opera.

Che poi
gli artisti non sanno vendere
e muoiono di fame in cantina,
la malattia è esistenziale,
la crisi dell’occidente umana.

Ma la penna
continua a scrivere dopo la sconfitta
come un soldato
che combatte la terza guerra
mentre alle spalle
la sua nazione è già esplosa.

Poesia, tecniche cut-up e mista, 17/09/2017

Quindici Novembre

Quindici Novembre
mancano sette settimane
alla fine di dicembre, dicono.

Questà è
La luna più grande
degli ultimi sessantotto anni, dicono.

Proietta un’ombra dalla penna,
sul mio taccuino.
Sono in piedi in giardino.

Faccio fatica
a vedere quello che scrivo
ma gli occhi si abituano:
vedo le canne muoversi
i cipressi torcersi
le imposte cigolano.

Suoni nella notte
– è freddo,
è spettrale –
mi piace,
mi spaventa anche,
mi ricorda me.

— L.G.