Racconto “Nuove leggi”

“… E quindi con il decreto legislativo numero 547, denominato “Legge Gender”, si rimuove da qui in avanti la denominazione di genere da tutti i documenti personali, come carta di identità, codice fiscale e patente. La legge sarà in vigore da stanotte alle ore 00:00 e tutti i cittadini hanno tempo fino al mese prossimo per recarsi presso gli uffici predisposti e far aggiornare i propri documenti. E’ anche vietato usare le parole “uomo” e “donna” nel parlato comune, in quanto offensive e discriminanti, il tutto sempre dalla mezzanotte di oggi ”.

Gianfranco era allibito.
Sospettava, ma non credeva, che si arrivasse a tanto. All’inizio c’era stata una battaglia perlopiù linguistica, che aveva causato non pochi problemi.
Definire qualcuno per il sesso era diventato tabù, ma ancora non esisteva una vera legge a riguardo.
Non si poteva più dire “Signor Rossi” o “Signora Rossi”, ma semplicemente “Rossi”.

Questo perché usare termini più specifici avrebbe discriminato chi era in una condizione di sessualità mista, come i transessuali, nati uomini o donne, ma ormai del sesso opposto.
Il problema diveniva più pesante in caso di uomini con aspetto femminile ma attributi maschili o viceversa.
Per ovviare al problema si era creata l’usanza, quasi imposta, di eliminare il prefisso “Signor” o “Signora” da tutti i documenti pubblici e le lettere.
Ma non era bastato.

Per un breve periodo c’era anche stato un tentativo di utilizzare sigle X od Y per fare chiarezza sul sesso di nascita, ma anche questo aveva dato adito a scalpore e proteste da parte di chi aveva effettuato un cambio di sesso o pianificava di effettuarlo.
Quindi mai più uomo o donna, ma solo “persona”.
Ciò creava dei discreti problemi linguistici nell’italiano comune.

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Notturno

 

A volte mi percepisco:
Esisto!

– Che cosa orribile –
Questa sensazione vomitevole
Che c’è davvero un tizio
Che sono io

E mi guardo allo specchio:
Non mi riconosco.

Esisto?
No, io non esisto.

Esiste lui.
E la mia presenza mi rivolta.

Metto le mani nei capelli:
Scappo.

Cerco qualcun altro
Ci parlo
– un po’ meglio –
– si, un po’ meglio –

Ma quando non c’è nessun altro
– solo lo specchio –
– Oddio –
Che rivoltante compagnia
Quel tizio lì
Che mi guarda
( VATTENE! )
Che dicono sia io.

— Luca Gini

Racconto “La Noia” – Luca Gini

Una sorta di esperimento letterario. Per non fare spoilers, spiegherò in fondo qual’era l’oggetto dell’esperimento.

dsidea2
illustrazione ispirata al racconto realizzata da  Annibale di Lorenzo,  http://www.dsidea2.net

La pietà che provavo per me stesso mi stava consumando. Ero in quella cella, quella specie di piccolo cortile all’aria aperta da ore. Mi avevano detto di aspettare lì. Non avevo più orologio, e neppure i lacci delle scarpe. Mi struggevo.
A sinistra, una pesante porta di metallo, senza maniglia, senza niente. Nemmeno quella piccola finestrella che si usa nelle celle. Niente di niente. Pure i cardini sembravano essere dall’altra parte.
Dietro di me, una parete grigia. Di un grigio uniforme, senza macchie di vernice, senza scorticature, senza macchie di umidità, senza niente di niente.
Alla mia destra, un’altra parete, alta come tutte le altre, circa cinque metri.

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16/04/2013 poesia tratta da “Il Naufragio” , raccolta poetica di Luca Gini

16/04/2013

Il tiranno è stato clemente con te
il corpo fragile, minuto
come un violino ben tornito
è aggraziato come un tempo, e

il tuo sorriso quasi immaturo
che luminoso emerge dal tuo viso
non lascia trasparire nessun peso
ne’ un destino particolarmente duro

l’abile liutaio che ti ha costruita
è come se ti avesse presa
e messa dentro una leggera teca

per farti uscire dopo anni, lieta
senza che il tempo ti abbia recato offesa
per farti guardare con aria basita.

22/07/2013

tre età della donna klimt

E’ fatta di notti insonni
di sigarette consumate, di ricordi
è il suono della penna
che follemente tenta di cacciar via
l’orologio che trafigge le ore, i minuti, i secondi

E’ una brodaglia di pensieri, fatti, impressioni
di polvere, idee, situazioni
è la somma finale
di tanti momenti
passati con la sigaretta penzoloni

aveva un buon nome
aveva
era una bella fanciulla
era
ed esiste da quando Eva
offrì sorniona la Mela

Che nome vuoi che abbia, suvvia
è quella vecchia bagascia della Poesia.

05/08/2013

alluvione

Non voglio diventare un fiume
un grande corso d’acqua, disciplinato e mite
che attraversa le metropoli con acque mansuete
e da’ cibo e casa a qualche uccello implume

ne’ un lago, che placido ed immobile
disseta durante la calura campi e spighe
e abbevera bestie selvatiche
che vi si inchinano con fare umile

ma un ruscello irrequieto
sempre in balia delle stagioni
con le sue secche e con le sue alluvioni
che distrugge i ponti, e dopo poco torna quieto.

01/08/2013

Non ho niente, ma non sono povero
e ho tutto, ma nulla posseggo
bramo qualsiasi cosa
ma me ne allontano
perché ogni desiderio
genera un nuovo livido.

mi intristiscono le foglie che cadono
le farfalle fragili e incerte che volano
l’ira dei violenti su di me o il prossimo
nei loro occhi vedo l’universale spasimo
la lotta infinita di tutte le creature
per sopravvivere, per non perire
mentre il sole immobile
ci guarda e ride.

E sono divertito dalle invidie e dalle ire
dai moti e dagli scherzi dell’animo
dalla folla che inneggia al patibolo
dalla rabbia e dall’urlo atono
di ogni uomo,
perché in fondo è un misero.

Dell’affanno dell’universo io rido
dalle umane sofferenze mi allontano
dagli oggetti dei sensi mi commiato
un automa io divengo,
Transumano.

06/09/2013

Mi annoia tutto fuorché la noia
la noia non mi annoia mai, ultimamente
e quando sono in mezzo alla gente
bramo il momento in cui sarò di nuovo solo
di nuovo solo a non fare niente.

Ed anche se per un’istante solamente
una risata, un motto, un gesto mi attrae
ritorno subito a pensare a quando finalmente
mi permetterò di nuovo il lusso
il grande lusso di non aver nulla da fare.

Ed in quest’apatia io mi diletto,
come uno Yogi, od un brahamino
il mio tappeto da preghiera è il letto
il mio migliore amico il comodino.